JEZABEL

Data - venerdì 31/01/2020
Orario - 21:00
Luogo - Teatro Comunale di Cormòns


SiparioPROSA

venerdì 31 gennaio 2020
Prima Nazionale

JEZABEL

dal romanzo di Irène Némirovsky
versione teatrale Francesco Niccolini

regia Paolo Valerio

con ELENA GHIAURROV

e con un cast di sette attori/attrici in via di definizione

scene Antonio Panzuto
costumi
Luigi Perego
musiche Antonio Di Pofi
luci Luigi Saccomandi
movimenti di scena Monica Codena

produzione Teatro Stabile di Verona-Centro di Produzione Teatrale, Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale

durata: 

Una storia in cui il ballo e la musica si fanno drammaturgia e permettono che la narrazione proceda su un doppio binario: le parole di Joe e Gloria e le azioni degli attori ballerini che si muovono sul palco.

Un romanzo intenso e meraviglioso, che inizia in un’aula di tribunale in cui Gladys è sul banco degli imputati accusata dell’omicidio del suo giovane amante ventenne…. Viene cosi ripercorsa la storia tormentata e romantica della vita di una donna bellissima e tragica allo stesso tempo: quale sarà la verità che ha cercato di nascondere ad ogni costo?

Irène Némirovsky, nata in Ucraina, di religione ebraica convertitasi poi al cattolicesimo nel 1939, ha vissuto e lavorato in Francia. Arrestata dai nazisti, in quanto ebrea, fu deportata nel luglio del 1942 ad Auschwitz dove morì un mese più tardi. Dal 2005 la casa editrice Adelphi pubblica le sue opere.

Note di regia
Allontaniamo subito un legittimo dubbio: se qualcuno pensa che Irène Némirovsky abbia scritto un romanzo contro una donna, sta prendendo un clamoroso abbaglio. Il suo è un processo a una società, a una classe sciale e a un’epoca ormai al tramonto. Peggio: in decomposizione. Lo fa con lucidità e determinazione, senza sconti eppure con un eccezionale mix di sorprendente lucidità e laicissima compassione. Questa è la forza magnifica, visionaria e profetica di Jezabel.
Il Teatro può rendere un importante servizio a questa grande scrittrice russo-ebrea, fuggita da Mosca a Parigi dopo la Rivoluzione d’Ottobre e morta ad Auschwitz dopo neanche un mese di sofferenze nell’inferno nazista. Perché, quanto il romanzo è impregnato di un cupo realismo, lo spettacolo permette di spostare il tiro sugli aspetti più intimi, sensuali e introspettivi di questa vicenda. Trasforma i simboli in carne, dolore e rimpianti. Questo grazie prima di tutto a una delle componenti fondamentali del romanzo: il ballo. Jezabel, da quando diciottenne appare per la prima volta a una festa danzante, fino all’epilogo (quando di anni ne ha sessanta), non smette mai di ballare. Sudamericana, bella, attraente, dotata di una misteriosa capacità di non invecchiare. Adorata da ogni uomo, corteggiatissima, Jezabel non può non sedurre. Elegante, ricchissima, mai volgare, naturalmente generosa. Eppure devastata da una catastrofe interiore: è ossessionata dall’invecchiare. Questo incubo la divora e trasforma ogni attimo di felicità in rimpianto e la gioia dell’attimo in terrore verso il futuro, paura di non essere più amata né corteggiata.

Jezabel, giunta in Europa giovanissima a fine Ottocento, sempre al centro dei salotti più ricchi e nobili delle capitali d’occidente, vive avvelenata da quello stesso desiderio che la circonda, dalle ipocrisie, dai finti amori e dallo sfrenato bisogno di provare piacere: un piacere che tutti, in queste lunghe notti dall’edonismo sfrenato, cercano disperatamente.  Sono gli ultimi fuochi (fatui) di una classe aristocratica moribonda, e i primi trionfi dei nuovi ricchi. A fare da spartiacque, la tragedia della prima guerra mondiale, che si porta via tutti i ventenni e l’innocenza, lascia solo macerie: lampadari che crollano, pareti scrostate, solai sventrati e ferite che non si rimarginano.
Per raccontare questa tragedia abbiamo immaginato un sacrario irreale, fatto di passato e presente, vivi e morti, avida voglia di vita e inferno, dove le ossessioni (e i sussurri e le grida) non ti lasciano in pace mai: sala da ballo di un tempo perduto e al tempo stesso aula da tribunale dove Jezabel è obbligata a fare i conti con la Giustizia, ma soprattutto con la sua coscienza, per troppo tempo anestetizzata. Forse è il giorno del giudizio, dove anche i morti hanno diritto a testimoniare, o forse più banalmente un qualunque processo, dove giudici e giuria devono raggiungere un verdetto, ma partendo da un pre-giudizio di colpevolezza. Ma quale sia la vera colpa, alla fine del Tempo, non è detto che si arrivi a capirlo.

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