Intervista a Giuliano Scarpinato

Data - giovedì 28/02/2019
Orario - Tutto il giorno


Kissing strangers – Comizi d’amore con la generazione Z. Un nuovo alfabeto dei sentimenti: Un percorso di dialogo e confronto con gli adolescenti invitati a prendere la parola e a definirsi in libertà.

 

  1. Nell’ambito del progetto Artefici stai portando avanti un workshop della durata di 5 mesi rivolto alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori, uno spazio dove gli adolescenti sono invitati a “prendere la parola e a definirsi in libertà”. Quali sono le tematiche che state affrontando?

Uno dei principali obiettivi del laboratorio era quello di portare alla luceil nuovo alfabeto dei sentimenti degli adolescenti di oggi, la cosiddetta “generazione Z”.È stato il punto zero del mio viaggio con i ragazzi : un alfabeto ed insieme un piccolo dizionario tutto nostro, che racchiudesse i semi del nostro racconto, del nostro …raccolto. A di “ansia di prestazione”, “amore”, “adolescenza”, “aspettativa”; B di “bisogno”; C di “coppia”, “corpo”, “cybermobbing”; D di “diventa ciò che sei”, “desiderio”, “durata”; e poi F di “favola personale”, “futuro”, “femmina”; G di “guardarsi”; I di “intimità”, “identità”, “inadeguatezza”; L di “linea d’ombra” e “lgbtqi”; M di “maschio”, O di “opportunità”, P di “paura”, “prima volta”, “porno”; S di “scelta” e “scomparire”, T di “tempo” e “tabù”, V di “vergogna” e “vulnerabile”; Z di “zero”…

  1. Come ti è venuta l’idea di questo laboratorio?

L’adolescenza non è soltanto un’età della vita, una fase biologica, ma anche uno stato mentale in quanto tensione verso qualcosa, distanza che ci separa dagli obiettivi, limbo dell’incertezza e allo stesso tempo alveo di incredibili potenziali. In tal senso, credo che ciascuno di noi rimanga – anche solo in piccola parte – un adolescente per sempre. Questo vale anche per me, ça va sans dire: ecco perché mi sento vicino a questi giovanissimi individui, ecco perché ero e sono curioso di sentirne le voci, ascoltarne i racconti, raccoglierne gioie, timori e tremori.

  1. Puoi raccontarci quali pratiche teatrali state sperimentando e se tali pratiche stiano effettivamente favorendo nelle persone coinvolte un “racconto di sé scevro da giudizi e moralismi”?

Gli esercizi e le pratiche che ho condiviso nel workshop sono in gran parte i medesimi che sono solito utilizzare con gli attori professionisti. Una buona parte del tempo insieme è dedicato al lavoro sull’espressione corporea, favorito dalla musica: il corpo significante, parlante la sua lingua segreta, è da sempre uno dei focus centrali del mio lavoro. Attraverso alcuni semplici esercizi e delle improvvisazioni centrate su temi di volta in volta diversi, ho cercato di condurre i ragazzi in un piccolo viaggio che dal gesto realistico giungesse al gesto poetico: non parlo solo e necessariamente di un “bel” gesto, di un gesto codificato per intrattenere o destare ammirazione , ma di un gesto “sintetico”, che appartenga solo a quell’individuo, che sia il suo modo di dire “amore”, “coppia”, “guardarsi”…

Un’altra modalità frequente del nostro lavoro è stata quella del colloquio, del dialogo sincero e spassionato. Anche questo è stato spesso declinato nel gioco teatrale, ad esempio con l’esercizio delle tre sedie:sulla sedia n.1 chiedo al ragazzo o alla ragazza di parlare di sé in prima persona, sulla sedia n.2 il racconto passa alla terza persona, sulla sedia n.3 si parla di un tema preciso, “il primo amore” ad esempio. La regola del gioco è che sia io a stabilire, spesso in grande velocità, i cambi di sedia: in questo modo – parecchio dinamico – i ragazzi compongono una narrazione di sé attraverso diversi punti di vista, diverse angolazioni, con un divertimento che li libera quasi subito dalla timidezza e il riserbo che sono spesso connaturati alla loro età.

La parte restante del workshop è dedicata ad una creazione più prettamente teatrale: attraverso, soprattutto, la pratica della schiera, i ragazzi hanno in questi mesi costruito degli “avatar”, dei personaggi cioè che, da mia richiesta, racchiudessero in qualche modo dei loro sogni, aspettative, desideri; delle maschere attraverso le quali poter dire cose che non avrebbero detto nella vita quotidiana, fare delle cose fuori dal rigor di logica, fare salti in avanti, nel futuro, o indietro, nel passato. Il risultato è davvero sorprendente: ragazzi e ragazze sono dotati di un’inventiva formidabile, è davvero impossibile annoiarsi!

  1. Il progetto terminerà con una piccola dimostrazione aperta al pubblico, cosa ti auguri che emerga da questo momento conclusivo?

Sarà semplicemente una condivisione molto sincera delle pratiche che sono state il cuore del mio percorso con i ragazzi e le ragazze in questi mesi: il pubblico entrerà nel nostro cantiere e assisterà al “farsi” del gioco teatrale. Vorrei optare per uno scambio fluido, spontaneo, con chi sarà presente, nulla di troppo “impostato”: si lascerà fino all’ultimo spazio all’improvvisazione.

  1. Stai facendo delle scoperte inattese attraverso questo workshop?

Non è una scoperta così inattesa – grazie ai miei spettacoli ho una frequentazione assidua dei giovanissimi – quanto una conferma: gli adolescenti di oggi sono una continua, magnifica sorpresa. Intelligenti, curiosi, appassionati alla vita, pieni d’idee e di cuore: bisogna combattere lo stanco luogo comune di una generazione annichilita dai social e appiattita dalla rivoluzione digitale. La realtà è ben altra, e allora…viva gli Z !!!

Giuliano Scarpinato

ALCUNE FOTO DEL WORKSHOP

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